La firma online è ormai una realtà anche per i Referendum italiani: grazie al Decreto Semplificazioni del 2021 è possibile raccogliere le firme in modalità digitale per le richieste referendarie e le leggi di iniziativa popolare. A distanza di quasi tre anni dalla prima applicazione, cosa è cambiato? Se in Italia rappresenta ancora una novità, in molti Paesi europei è una prassi consolidata da tempo.
Ma come funziona la firma digitale per i referendum online? Quali sono i rischi? E quali le opportunità?
Referendum: dai banchetti nelle città alla firma digitale
Un traguardo storico, l’ennesimo segno tangibile di come anche in politica sia in atto una vera e propria rivoluzione digitale. Non più solo banchetti organizzati nelle piazze delle città, adesso per i referendum e le leggi di iniziativa popolare è possibile raccogliere le firme anche online.
Come? Attraverso la firma digitale.
“La firma elettronica qualificata (FEQ) – o digitale – è il risultato di una procedura informatica, detta validazione, che garantisce l’autenticità, l’integrità e il non ripudio dei documenti informatici.” AGID
In parole semplici, la firma digitale è una firma elettronica qualificata che deve soddisfare specifici requisiti per garantire:
- Validità legale
- Autenticità
- Integrità
- Affidabilità
Solo in questo modo la firma digitale rappresenta un valido strumento che tutti i cittadini possono sfruttare per partecipare alla vita democratica anche da remoto e – in questo specifico caso – ai referendum online.
In Europa è una pratica comune già in diversi Paesi, come la Germania, che ha esteso la firma digitale anche alla presentazione dei nuovi partiti alle elezioni nazionali ed europee.
Ora – dopo un dibattito di oltre due anni – è finalmente arrivato anche il turno dell’Italia, dove firma digitale e Spid aprono nuovi orizzonti politici.
In Europa, l’utilizzo della firma digitale per sostenere iniziative popolari è già una realtà in diversi Paesi: oltre alla Germania, anche l’Estonia, la Svizzera e la Finlandia hanno adottato soluzioni digitali avanzate per garantire una partecipazione civica ampia, sicura e moderna.
Referendum online: la svolta italiana
Dal 2021, con l’emendamento al Decreto Semplificazioni, l’Italia ha compiuto un passo importante verso la digitalizzazione della democrazia: l’approvazione dell’emendamento del Decreto Semplificazioni ha dato infatti il via libera ai referendum online tramite firma digitale.
In questo modo ogni cittadino avrà un modo in più per esercitare un diritto fondamentale che già aveva, ma che troppo spesso per motivi logistici, o ancora peggio di salute, non poteva esercitare.
E visti i risultati dei primi due referendum online, siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione, sia a favore dei diritti politici dei cittadini sia a favore di una democrazia digitale sempre più partecipativa.
Le oltre 1,2 milioni di firme (di cui quasi 400.000 online) del referendum sull’Eutanasia Legale e le 630.000 firme della campagna referendaria sulla Cannabis Legale, fanno ben sperare in uno svecchiamento del sistema democratico e ad una nuova ondata di fiducia nei cittadini – i giovani in particolar modo – verso la politica.
Anche negli anni successivi, la possibilità di firmare digitalmente ha permesso di promuovere nuove iniziative referendarie: nel 2023 e 2024, campagne su temi come lavoro, giustizia e autonomie regionali hanno beneficiato di questo strumento, con milioni di firme raccolte, molte delle quali online. La tendenza conferma che i cittadini, se messi nelle condizioni di partecipare facilmente, rispondono con maggiore coinvolgimento.
Approfondisci: Breve storia dei referendum in Italia (1946-2025)
Come avviene la firma per i referendum online?
Dal luglio 2024 è operativa la piattaforma nazionale per la raccolta online delle firme per referendum e leggi di iniziativa popolare, promossa dal Ministero della Giustizia. I cittadini possono accedere tramite SPID, CIE o CNS, selezionare le iniziative disponibili e apporre la propria firma in modalità completamente digitale.
In precedenza, la raccolta firme avveniva tramite piattaforme private accreditate, come “Raccolta Firme Online” sviluppata da itAgile in collaborazione con TrustPro QTSP, che ha svolto un ruolo pionieristico in questa fase di transizione.
Le opportunità e i rischi dei referendum online
La maggiore democraticità e inclusività che derivano dalla raccolta firme online ha sicuramente ridato rilevanza ad uno strumento costituzionale che da tempo aveva perso efficacia e coinvolgeva in maniera minima i cittadini.
Basti pensare che prima dell’introduzione delle firme digitali, in Italia erano stati organizzati 72 referendum nazionali di cui 67 abrogativi e per i quali è previsto un quorum di validità: di questi 67 il quorum di maggioranza non è stato raggiunto nel 41,8% dei casi.
D’altra parte però la grande affluenza che ha caratterizzato i primi due referendum online, ha fatto sorgere anche timori e preoccupazioni: una delle più diffuse è che le proposte referendarie aumentino a dismisura fino ad assomigliare più a dei sondaggi, rispetto che a strumenti per raggiungere obiettivi concreti e mirati.
Il boom delle firme digitali dunque se da un lato spaventa, dall’altro conferma come la digitalizzazione e la tecnologia consentano di fare cose un tempo impensabili.
Tra gli addetti ai lavori quindi, per far fronte alla presunta maggiore facilità nell’iter di presentazione dei referendum online, si è iniziato a parlare dei possibili correttivi, come ad esempio alzare la soglia di firme necessarie al raggiungimento del quorum (attualmente 500 mila).
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la lotta all’astensionismo elettorale, un fenomeno in costante crescita nelle elezioni politiche e amministrative tradizionali. La possibilità di sottoscrivere referendum da remoto potrebbe rappresentare una risposta concreta a questo problema, abbattendo le barriere logistiche e motivazionali che spesso scoraggiano la partecipazione.
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